RELAZIONE PRESIDENTE ADDUCE | ASSEMBLEA 2017

Abbiamo deciso da qualche anno di chiamare l’Assemblea regionale dell’Anci della Basilicata a discutere di specifici temi, nell’ambito di una riflessione più generale sulla situazione delle Autonomie locali.

L’anno scorso affrontammo il problema dello spopolamento e dei possibili programmi di contrasto a quella che ormai costituisce la vera grande questione con cui dobbiamo fare i conti nel breve e nel lungo periodo.

Il rischio “estinzione” per una buona parte del nostro territorio è effettivamente una prospettiva concreta e reale, ma anche altre aree dell’Italia e dell’Europa non ne sono affatto immuni.

Tutte le previsioni indicano ormai come inevitabile l’ulteriore inurbamento di grandi masse di popolazione che porta a profonde trasformazioni e spesso a gravi squilibrî demografici, economici, sociali, culturali e di costume. Il primo decennio del XXI secolo registra il passaggio epocale: la percentuale delle persone che nel mondo abitano le città supera quella dei cittadini delle aree rurali. Già nel 2015 gli abitanti delle città erano il 54% e la proiezione al 2050 sposta questa percentuale tra il 65 e il 70% . Il nostro Paese non fa eccezione. D’altro canto i numeri parlano chiaro. La Basilicata continua a perdere popolazione sia sul versante del saldo naturale che ormai è costantemente negativo sia su quello della perdita di popolazione dovuta all’emigrazione verso le grandi aree urbane del centro nord. Mentre la immigrazione solo in minima parte concorre ad attenuare il fenomeno. Sembra una partita persa in partenza! 

La questione si ripercuote direttamente sulla sostenibilità delle politiche comunali soprattutto in quei comuni piccoli e piccolissimi dove ormai i conti non tornano in nessun modo. 

Quello dei piccoli comuni è da tempo argomento di riflessione e di proposte volte al superamento del divario tra esigenze crescenti dei cittadini e risorse sempre più scarse di cui dispongono le amministrazioni comunali. Anche i numerosi tentativi, dalla legge n. 142 del 1990 alla più recente legge n. 56 del 2014, di risolvere la questione attraverso accorpamenti, fusioni, associazioni, unificazioni di funzioni finora non hanno sortito i risultati sperati. 

“La dimensione territoriale dei comuni non è per nulla nuova - sostiene il costituzionalista Andrea Piraino in occasione del recente seminario presso il Centro di ricerca sulle Amministrazioni pubbliche ‘Vittorio Bachelet’ - Basta ricordare Massimo Severo Giannini e la sua battaglia per il superamento dei ‘comuni polvere’. Soltanto che finora è stata affrontata se non in modo sbagliato almeno in modo non completo, fermandosi esclusivamente alla considerazione dei parametri economici che, se non possono essere trascurati, certo non devono essere gli unici ad essere presi in considerazione tralasciando invece i criteri socio-ambientali, storico-culturali, quelli politici e quant’altri ineriscono direttamente al territorio e alle Comunità. 

Quindi l’approccio non può essere quello esclusivo dell’aggregazione delle funzioni o dei servizi in base al criterio dei costi e dei benefici ma deve riguardare anche la dimensione storico-ambientale e socio-politica che partendo dai territori e dalle Comunità è in grado di indicare le linee unitarie di nuove fondazioni comunali adeguate all’era della globalizzazione che costituisce l’altra faccia del localismo…”. 

La recente approvazione da parte del Parlamento della proposta di legge, primo firmatario Ermete Realacci, sui piccoli comuni, quelli sotto i 5.000 abitanti, una delle poche proposte di iniziativa parlamentare arrivate in porto, e che ha impiegato 16 anni e quattro legislature per diventare legge, potrà offrire finalmente una base utile anche se non decisiva per rispondere ai problemi delle piccole comunità e contrastare la desertificazione. 

Dichiaratamente la legge si propone di favorire e promuovere lo sviluppo sostenibile economico, sociale, ambientale e culturale, promuovere l'equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza nei piccoli comuni, incentivare la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, rurale, storico, culturale e architettonico, attraverso l'adozione di misure a favore dei cittadini che vi risiedono e delle attività produttive, contro lo spopolamento e per incentivare l'arrivo dei turisti. Iniziative per la promozione cinematografica anche come mezzo per una valorizzazione turistica e culturale. E ancora il sostegno all’agricoltura e alla commercializzazione di prodotti agricoli a chilometro zero. Il sostegno all’istruzione destinato alle aree rurali e montane. 

Dei 131 comuni lucani 102 hanno meno di 5.000 abitanti e 50 hanno addirittura meno di 1.000 abitanti. La Basilicata quindi è interessata come poche altre all’attuazione di questa legge. Siamo consapevoli che lo stanziamento di soli 100 milioni per i prossimi sei anni per tutto il Paese sono una piccola cosa. 

Tuttavia, toccherà proprio a noi dimostrare che queste risorse potranno costituire un primo trampolino per imprimere notevoli cambiamenti in un territorio che invece sembra destinato alla totale desertificazione. 

Un grande territorio come quello della Basilicata ha bisogno di una mobilitazione intelligente di risorse ed energie che partendo dalle amministrazioni locali possa costruire specifiche azioni in grado di offrire nuove opportunità ai suoi abitanti in particolare ai più giovani. 

Promuoveremo presto una iniziativa specifica che si concentri sul miglior utilizzo di questa legge anche al fine di dare corpo alle iniziative che dobbiamo organizzare per dare un nuovo impulso all’azione necessaria per connettere i comuni lucani al programma di Matera 2019. 

Fin dal primo momento abbiamo affermato che il lungo percorso di Matera 2019 costituiva il progetto politico più importante degli ultimi anni e che ci avrebbe accompagnato per i prossimi anni. 

Non solo un progetto, ma un progetto politico. Cioè uno strumento attraverso il quale provare ad imprimere cambiamenti strutturali. Cambiamenti che riguardano innanzitutto i cittadini. 

Cambiamento della nostra percezione della realtà, la percezione dei cittadini che grazie alla partecipazione all’ideazione e progettazione di attività e alle iniziative conseguenti prendono consapevolezza di sé, orgoglio di sé, della loro cittadinanza. Le persone di ogni età e condizione sociale prendono coscienza che un patrimonio straordinario appartiene a loro. 

Ma anche che tutto ciò che ci circonda ci appartiene. Dal paesaggio alle opere d’arte, dalla musica al teatro, dal cinema ai libri. Non è cosa per pochi. Sono beni comuni con cui costruire il progresso facendoci aiutare dalle nuove tecnologie. 

Non più solo consumo culturale, ma programmazione e produzione. Cominciando da subito, dai bambini delle scuole elementari, da 6 a 10 anni. Proprio perché bisogna costruire un terreno utile a preparare le nuove generazioni a fare più e soprattutto meglio di noi. 

E tutto questo bisogna riuscire a comunicarlo ad una platea vastissima di cittadini materani, lucani e italiani ed europei attraverso un’azione eccezionale fatta di progetti, non solo di eventi. 

E’ stata la città di Matera, con il primo dossier insieme a Siena e Ravenna a proporre il Programma Italia 2019 che ormai è stato avviato con Mantova capitale italiana della cultura 2016, quest’anno Pistoia, l’anno prossimo Palermo. Un esempio di come da Matera, dalla Basilicata è stato possibile indicare una direzione di marcia. Tutto il contrario di quel Mezzogiorno piegato su se stesso incapace di offrire soluzioni, suggerimenti, proposte utili al resto del Paese e oltre. 

Insomma, di fatto si realizza, come hanno detto i commissari nella motivazione che ha accompagnato la nomina di Matera capitale europea della cultura: “l’obiettivo di porsi alla guida di un movimento finalizzato all’abbattimento degli ostacoli che impediscono l’accesso alla cultura, soprattutto attraverso nuove tecnologie e processi di apprendimento, che è un obiettivo visionario, e porta ad un programma ambizioso anche se rischioso”. 

E’ quindi indispensabile continuare a coinvolgere tutti. Il territorio lucano, i comuni, le comunità. L’idea è semplice e ambiziosa al tempo stesso: non chiedere aiuto, ma proporre un terreno comune di lavoro. Oggi come allora è necessaria la coralità della comunità regionale. Non solo la disponibilità vitale della Regione come ente. C’è bisogno degli abitanti della regione, dei lucani, del loro protagonismo e del loro entusiasmo. Ma anche dei pugliesi. 

Di quella parte della Puglia che naturalmente e anche storicamente fa parte della stessa nostra terra. Con cui condividiamo storie, tradizioni ma anche esperienze molto recenti sul tema difficile della infrastrutturazione del territorio, dalle strade alle ferrovie, dalle aree industriali alle grandi infrastrutture culturali. 

Abbiamo sconfitto diffidenze e contrapposizioni e quella che in un primo momento sembrava solo una “operazione simpatia” via via si è trasformata in adesione entusiastica di tante comunità che a loro volta hanno prodotto nuovi progetti, altri programmi che facendo leva sulla cultura hanno cambiato in modo profondo l’agenda sociale politica e amministrativa. 

E’ fortunatamente molto lungo l’elenco di comuni che in Basilicata hanno costruito progetti di valorizzazione delle bellezze ambientali, paesaggistiche, architettoniche, monumentali, della tradizione. Ed è quasi commovente come, grazie alla creatività e alla capacità di innovazione di sindaci, amministratori, associazioni, si siano prodotte novità straordinarie che hanno capovolto il paradigma di certi territori. 

Penso ad Aliano dove ormai si è strutturato un Festival che partendo dalla asprezza di un territorio avaro attrae migliaia di visitatori all’anno. O al caso emblematico di Colobraro dove il sindaco ha puntato sulla cultura capovolgendo la vulgata della “jella” facendo diventare il suo comune un centro di aggregazione che raccoglie decine di migliaia di turisti ogni estate. Come Craco dove grazie all’amministrazione da alcuni anni il centro storico, abbandonato dopo la frana del 1963, è oggi visitabile ed è tutelato ed inserito nella watch list del World Monument Fund, l’organizzazione internazionale che tutela i luoghi con rilevanza storico-culturale presenti nel mondo. 

L’elenco continua con la provincia di Potenza, solo qualche esempio: San Fele con le sue cascate fino a pochi anni fa del tutto sconosciute. S. Angelo le Fratte dove il sindaco è in continuo fermento per promuovere attività, iniziative. 

E poi la realizzazione di interventi grazie agli “attrattori” sostenuti dalla Regione. Dal volo dell’angelo sulle dolomiti lucane tra Pietrapertosa e Castelmezzano, al volo dell’aquila nel Parco del Pollino a S. Costantino Albanese. Più recentemente sulla diga di Monte Cotugno a Senise con il racconto dell’epopea della Magna Grecia. Sono gli stessi sindaci, amministratori locali che insieme ad associazioni, gruppi di interesse civico, le Pro Loco (un presidio molto importante recentemente valorizzato da una giovane dirigenza che sta dando impulso ad attività che vanno ben oltre le tradizionali pur significative sagre) hanno dato impulso ad una vera e propria iniziativa assumendo concretamente la funzione di agenti di sviluppo. 

Tutti insieme stanno nuotando contro corrente, stanno operando non di rado in condizioni disperate perché nel frattempo gli amministratori locali hanno la responsabilità di governare. Devono farsi largo tra mille leggi, disposizioni, provvedimenti spesso contraddittori. Devono guardarsi le spalle perché il rischio di un abuso di ufficio involontario è sempre a portata di penna. 

Quegli stessi Sindaci ed amministratori locali che devono elaborare bilanci sempre più magri e che oggi ci chiedono di sapere se dalla legge sui piccoli comuni possa derivare un aiuto concreto alle loro comunità. 

Sono gli stessi sindaci e amministratori locali che da anni si trovano sul fronte dell’accoglienza degli immigrati e che in Basilicata hanno accolto l’invito del Presidente Pittella nel 2016 di raddoppiare i numeri di persone da accogliere e che hanno condiviso la linea indicata dal Presidente dell’Anci Decaro di organizzare un’accoglienza diffusa tanto che in due anni i comuni che accolgono ed ospitano migranti in Basilicata sono raddoppiati ed oggi sono più di 80 su 131. Su questo versante abbiamo dato atto alle Prefetture di Potenza e Matera di saper svolgere in modo equilibrato una funziona certamente complessa e per parte nostra abbiamo offerto la massima collaborazione. 

Sono gli stessi sindaci che in questi mesi hanno condiviso la lodevole iniziativa sul reddito minimo di inserimento voluta dalla Regione Basilicata e che ha anticipato lo stesso intervento del Governo. Una misura, quella lucana, che coinvolge ben 4.000 persone e che sta richiedendo uno sforzo supplementare da parte delle Amministrazioni locali che pur con personale ridotto ormai all’osso e in qualche caso persino inesistente stanno generosamente lavorando con gli uffici regionali e con l’Agenzia Lab per corrispondere alle necessità della parte più sofferente della nostra comunità. 

La Regione Basilicata ha avuto il merito di credere negli investimenti culturali. Ha creduto nel progetto Matera 2019 e poi nella necessità di sostenere i Comuni attraverso diversi programmi che stanno accompagnando le attività culturali in tutta la regione. 

Tuttavia, oggi, in vista dell’appuntamento storico con il 2019 avvertiamo la necessità impellente di strutturare in modo organico il rapporto tra i territori e Matera 2019. Pensiamo di proporre alla Regione e all’APT di organizzare nei prossimi mesi veri e propri itinerari che consentano di offrire alle molte migliaia di turisti, di visitatori l’opportunità di “scoprire” la Basilicata, predisponendo veri circuiti di visita. Ragionando con metodo razionale sul sistema di accessibilità e mobilità. 

Pensiamo che sia necessario puntare subito ad un coordinamento di azioni virtuose che possono trovare nelle due Province uno strumento utile a facilitare la messa in cantiere di tali circuiti. Un lavoro che corregga una certa frammentazione di interventi che per forza di cose si è determinato in questi anni. 

Matera è diventata in questi ultimi anni molto riconoscibile nel panorama del turismo di massa e quindi deve offrire una sorta di piattaforma da cui sia possibile guardare al resto del territorio lucano con l’obiettivo di ottenere ricadute concrete in termini di arrivi e presenze. 

E’ necessario mettere in campo strategie in grado di rispondere con celerità agli stimoli di un mercato sempre più sensibile ai cambiamenti. Individuare percorsi integrati che coinvolgano l’intero patrimonio di centri storici e siti culturali spiagge, mare, montagne e anche le diverse filiere di prodotto (termale, enogastronomico, ambientale, religioso, ecc.) fornendo una risposta intelligente al bisogno di conoscenza e di cultura di coloro che anche per questo sceglieranno la nostra regione come meta. 

Ricordiamo tutti quella lunga giornata di tre anni fa. I cuori dei lucani di tutti i lucani, quelli presenti in Basilicata e ancor più quelli che per tante ragioni erano fuori dalla nostra regione pulsavano impetuosamente all’unisono mentre scorrevano le immagini di quella sala del Ministero dei Beni Culturali dove il Ministro Franceschini sapientemente indugiava prima di pronunciare il nome della città vincitrice. 

Ricordiamo tutti l’esultanza di migliaia di persone a Matera a Piazza S. Giovanni Battista, dove il parroco Don Mimì salì sul campanile e contemporaneamente a Potenza nella Sala del Palazzo Loffredo dove si erano raccolte centinaia di persone e in tantissimi altri comuni lucani così come in tante città italiane e in ogni parte del mondo; tutti emozionati per un risultato che sembrava fino a poche ore prima quasi impossibile da raggiungere. Ecco quella emozione deve essere trasformata in azione coordinata e permanente. 

La presenza qui del coordinatore per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Salvo Nastasi, che noi fin dal primo momento abbiamo salutato non come una intromissione, non come un commissariamento ma come portatore di un contributo rilevante per facilitare le azioni necessarie per arrivare pronti all’appuntamento del 2019 sta a significare che vogliamo lavorare tutti insieme. E vogliamo farlo con lo stesso spirito che caratterizzò l’intero viaggio che ci portò alla vittoria. Vogliamo e dobbiamo lavorare insieme al Sindaco di Matera, insieme al Presidente della Regione, i presidenti delle province, insieme alla Fondazione Matera-Basilicata 2019, con la rettrice dell’Università. 

E vogliamo che il Governo si senta coinvolto pienamente. Il Ministro Franceschini che si trova oggi a New York aveva accettato di partecipare a questa assemblea. La presenza del suo Capo di Gabinetto il prof. Giampaolo D’Andrea, che ringrazio, ci offre l’occasione per sottolineare quanto riteniamo importante questo lavoro. Abbiamo bisogno di concentrarci sul programma e sulle scadenze che abbiamo. C’è la necessità di fare una seria valutazione sulle risorse finanziarie che abbiamo a disposizione e soprattutto fare una valutazione molto rigorosa delle risorse che mancano. In particolare quelle relative a due punti essenziali: l’accessibilità della città di Matera, parlo di quella parte di opere necessarie a garantire la migliore mobilità e realizzabili in tempi compatibili con l’appuntamento del 2019; la sistemazione dignitosa della città in modo da poter accogliere i visitatori nel modo più decoroso. 

Un impegno particolare vorremmo assumere con la Regione e con il Presidente Pittella per costruire con l’APT e con le due Province un percorso che possa consentire all’intero territorio lucano di cogliere a pieno la grande opportunità del 2019 e per mantenerne nel tempo gli effetti positivi. 
Negli ultimi anni grazie ad una ripresa del dibattito sulla cultura e sul nostro patrimonio culturale l’Italia sembra aver voltato pagina rispetto ad un passato di grandi difficoltà. 

Il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo ha finalmente promosso politiche innovative in linea con le migliori esperienze internazionali. Crescita dei musei su scala nazionale, sviluppo del digitale e di produzioni culturali innovative, ruolo del turismo, ricerca di fonti economiche alternative alle risorse pubbliche per la gestione del patrimonio culturale. Questi alcuni dei principali fenomeni che si sono sviluppati nell’esperienza italiana sulla valorizzazione del patrimonio culturale. Molto centrata sulle infrastrutture esistenti. 

Al tempo stesso è stata organizzata la Strategia nazionale aree interne, per il riscatto delle aree di margine: coinvolti un migliaio di comuni con 68 aree progetto che beneficeranno dei finanziamenti (190 milioni) per iniziare percorsi di sviluppo e aumento di servizi, prevalentemente fondati sui settori culturale agroalimentare e del turismo. 

La Basilicata con i suoi Comuni è pienamente dentro tale programmazione. Per parte nostra vogliamo costruire le condizioni per creare nuove connessioni nel nostro territorio credendo nel valore e nel potenziale economico dei beni e del patrimonio culturale come risorsa su cui pianificare azioni di sviluppo economico, nei contesti urbani ma anche nelle aree più interne e apparentemente marginali.

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