XXXIV Assemblea Annuale ANCI

Il Presidente Adduce porta a conoscenza che la XXXIV assemblea annuale Anci si terrà a Vicenza, viale dell'Oreficeria,16 dall'1...

L'importante tradizione olearia in Vietri di Potenza


L'agro di Vietri con le sue numerose colline e con l'altimetria adatta ha offerto un ambiente ideale per la coltivazione dell'olivo, perfezionata dai coloni della Magna Grecia e molto seguita anche nel periodo romano, come lasciano presupporre i grandi contenitori (pithoi) per derrate rinvenuti nella villa rustica di età imperiale (fino al V sec. d. C.) della loc. Varco di Pietrastretta (Capano I, p. 60). 



La Cronista Conzana, scritta da Donatantonio Castellano tra il 1689 ed il 1691 scrive che a Vietri “ tutte le robbe comestibili vanno a caro prezzo, benché questa Terra sia abbondante di grano, vino, oglio, ed altri frutti” (Capano II, p. 63). Ed allora, i partecipanti della chiesa locale, tra l'altro, hanno diritto a ricevere ciascuno “circa sei quarantini d'oglio l'anno” (Ivi, p. 66). 

Nell'inventario dei beni del defunto Saverio Vignola (1706), troviamo nella cantina: “nella dispenza dell'oglio vi sono quattro giarle di pese tre incirca; e dentro d'una vi sta da pese tre d'oglio” (ivi, p. 160). Al tempo del Catasto onciario (1741-46) si valutano, seguendo il parere di persone esperte, “per ogni quarantino d'oglio carlini dodeci” (ivi, p. 85); e numerosi sono i casi di terreni con vigna ed altri alberi, come ulivi, querce, castagne, boschetti composti di ulivi e querce (Capano II, p. 89). 

Vino mosto ed olio sono citati tra i censi perpetui (ivi, p. 95), ulivi ed altri alberi tra i beni feudali (ivi, p. 98). E' anche in funzione, a beneficio del Duca, “un trappeto nel luogo delli Trappeti da macinare olive, con tre mole, nella Via lata ...; di più tiene altra mola da porsi in uso a disposizione di esso. Possessore; dalle quali tutte se ne ricava ogni anno tra fertile ed infertile, oglio di polpa ... pese trecento in circa. Il mezzo morto si vende a calcarari, e fornaciari ... quando vi sono ulive, (per) docati dieci l'anno”. Nel periodo “ che macinano detti trappeti ... per lo spazio di mesi cinque si mantengono ad ore otto muli, e nove persone a salarii”(ivi, p. 100). 

Nel raro opuscolo del dr. Gerardo Volella del 1746, quanto a Vietri, si legge “il di lei Territorio aprico e fertile, valevole a nodrire ogni specie d'animali, ed a produrre formento, vettovaglie d'ogni sorta, ghiande, ed olio da provederne altrove, frutta e buoni vini, fra quali il tanto rinomato Mausoleo, abbenché vi si desiderino più vigneti”(ivi, p. 321).

Inoltre, secondo la Statistica murattiana del Regno di Napoli (1811) “il vino di buona qualità viene assunto solo nei giorni festivi per accompagnare un pasto che non fa molto uso di uova, carne o pesci essiccati ed è condito con olio d'oliva più che con grasso animale o burro” (Capano III, pp. 412-413). 

Karl Wilhelm Schnars, medico di Amburgo, che alcuni anni prima del terremoto disastroso del 16 dicembre 1857, ha fatto un viaggio in Basilicata, scrive di Vietri: “La cittadinanza conta circa 3000 abitanti dediti alla coltivazione dei cereali, vino, olio e frutta e al commercio” (Capano III, p. 121). Quanto all'industria olearia, intorno al 1879 (Inchiesta Bertani) , “se si esclude Picerno, Sant'Angelo (Le Fratte) e Vietri, vale a dire tre centri del potentino ... che prolungano per tre mesi il ciclo di lavorazione, negli altri due casi non si va oltre i due mesi di Venosa, scendendo spesso al di sotto ... 

Ciò consentiva un rapido smaltimento della produzione primaria che si traduceva in un automatico apprezzamento della derrata” (Ivi, p. 193). A fine '800 , in Basilicata “aumenta l'olivocoltura perché, la maggior parte degli oliveti sono stati piantati a distanze stabilite all'interno di vigneti” allora colpiti dalla peronospera, da eventi climatici negativi e dalla crisi del mercato vinicolo (Ivi, III, p. 191). 

Nel 1924, si legge su “La Basilicata nel mondo”, “La produzione dell'olio lucano 65.000 ettolitri – 
è specialmente rinomata nelle zone di Montalbano Jonico ... Vietri”(Capano IV, p. 228). E l'importanza di tale prodotto si evince anche dal suo fabbisogno durante l'ultima guerra mondiale: Dal n. 9 de “l'Ordine” del 1° aprile 1945 “il maggiore A. W. Battesbey della Polizia alleata, accompagnato dal dott. Stella e dal direttore dell'UPSEA, ha visitato Lavello, Melfi, Vietri di Potenza, Barile ... Satriano di Lucania, per appoggiare e incrementare l'azione svolta dall'UPSEA per gli Oleari del Popolo”, esortando i sindaci dei comuni “a propagandare tra le masse la necessità di reperire ulteriori quantitativi d'olio, necessari per soddisfare le esigenze dei bambini delle regioni non produttrici d'Italia ...”(Capano IV, p. 108). 

Capano I = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Antichità e Alto Medioevo, I, Agropoli 1986. 
Capano II = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Età medievale e moderna, II, Agropoli 1989. 
Capano III = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Età contemporanea (1861-1914), III, Agropoli 1996. 
Capano IV = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Età contemporanea (1915-1950), IV, Agropoli 2001. 
Inoltre: 
E. Azimonti, Territori e società in Basilicata, 2°, Calice Editori – Rionero 1996. 
G. Pica, La Basilicata e le sue condizioni igieniche e sanitarie e altri scritti, Consiglio Regionale di 
Basilicata, Lavello 1992.

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