Allevamento caprino a Vietri di Potenza

Vietri e le sue vocazioni tradizionali: allevamento e agricoltura di Antonio Capano*.

Il centro abitato, dapprima università e poi (dal Decennio francese: 1806-1815) comune, per la sua posizione geografica all'interno della Lucania, postoalungo itinerari importanti del commercio e per la presenza di un'orografia accidentata, ha dimostrato sempre vocazioni per l'allevamento e per l'agricoltura, il che si evince anche dai documenti storici che si presentano. 


In un atto rogato il 13 marzo 1739 dal notaio Costantino Cappellano, il fidatario Magnifico don Domenico Vignola loca al massaro del Duca delle Serre l'erbaggio nelle loc. Montagna e Fisciano per il canone di duc. 27 e per 1500 caprovini ... Il contratto della durata 1° agosto – 1° settembre 1739 prevede anche una giornata di formaggio a beneficio del fidatario (Capano II, p. 110).

Da precisare che nei bracciali “ad eccezione delle capre, tutte di proprietà, per gli altri animali si ricorre al prestito non potendosi disporre di propri”; i commercianti preferiscono l'allevamento caprovino e di maiali “mentre rifuggono da interessi legati alla conduzione agricola”(Capano II, p. 90). Nello stesso periodo, la “masseria di pecore” del nobile locale, le quali pascolano solitamente in Abriola ma, per scarsezza di erba, anche in Vietri , sono 2000 e rappresentano il 42% degli animali posseduti in Vietri (Capano II, p. 100). 

Nel 1811 questi in Vietri consistevano in “4.568 pecorini, 1994 capre, 150 vaccini, 153 porci, 120 somari” (Capano III, p. 162) ,
Nel 1817 viene registrata la manutenzione ai “caprili e masseria alla Torre” di proprietà del monte frumentario Grassibelli (Capano II, p. 204), ed “il latte, solo di capra, dovrà essere spremuto” nell'ospedale civile di Vietri, nell'ambito della dieta consigliata nel 1808 (Capano II, p. 207). 

Ancora, il 16 maggio 1834, il Regolamento di polizia urbana e rurale del Comune in trattazione prevede al cap. II, art. 12 che i macellai “non potranno vendere la carne di pecora e capra nelle botteghe, dove si vendono le altre carni, ma in botteghe separate” (Capano III, p. 449). E nel Titolo II, cap. I della Polizia rurale, art. 36: “Le vigne, i canneti, vignali, oliveti, seminatorii, e giardini a secco, e ad acqua si reputeranno chiusi per tutto l'anno. Quindi non sarà a chicchesia permesso introdurre animali di qualsiasi sorta in detti fondi, meno che a' proprii padroni, o col di loro consenso. I trasgressori, oltre che indenizzeranno il danno al proprietario, pagheranno a titolo di multa per ogni pecora, capra, o porco grana cinque ...”. Inoltre non sarà permesso dal mese di Agosto a tutto il tempo che durerà la vendemmia, mettereci staturo di pecore, o capre, se non in distanza di un quarto di miglio dalle siepi” delle vigne (Capano II, p. 452-453). 

Nel Regolamento d'igiene pubblica del 1877, art. 29 del cap. III, “Non sarà permesso di tenere ... capre e pecore, se non nelle case coloniche poste all'aperta campagna”(Ivi, p. 459). Un contratto del 18 agosto 1860 tra il proprietario Don Ruggiero De' Vecchi e Pasquale Marasco e Giovanni Laurino, riguarda la consegna di “numero ottantacinque capre di corpo e numero ventisette pecore anche di corpo dell'ettà (sic!) tutti detti animali tre in cinque anni ... un tale contratto deve avere la durata di tre anni ... che il valore datosi a detti animali cioé le capre in ragione di carlini venti ciascuna ascendente la cifra a ducati centosettanta, e le pecore a carlini quindeci l'una, che sommano ducati quaranta e grana cinquanta .... durante il periodo di anni tre ... essi Marasco e Laurino si obbligano in solidum passare per ciascun'anno al Signor De Vecchi a titolo d'interessi rotoli cento trenta nove e mezzo di cacio e ricotta curate di buona qualità ...”(Ivi, p. 502). 

Nel 1898 il consiglio comunale di Vietri decide di aprire al pascolo di animali, “capre comprese”, la tenuta Serrapola, le cui piante nel 1899 “hanno raggiunto tale sviluppo in altezza e grossezza da non potere essere assolutamente danneggiate dal morso degli animali ...”, e “se non si vuole vedere ancora diminuito il numero degli animali per deficienza di pascolo” (Capano, III, p. 44). 

Riguardo al dazio da imporre, ai sensi del decreto Regio del 10 luglio 1864 n. 1842, “ i comuni aperti, qual'è Vietri vengono facoltati d'imporre dazi anche sui castrati, montoni, caprini, agnelli ecapretti e maiali, non compresi nella legge sui dazi di consumo ...”. Inoltre “ è autorizzato (delibera del consiglio comunale del 1871) i centesimi addizionali “a favore del Comune, che 'saranno riscossi dall'appaltatore su tutti gli animali pecorini e caprini, che il loro peso sorpassi i cinque chili, compresa la testa e interiora pulite però delle parti immonde, ed esenti da pelle e piedi ...”(Capano, III, pp. 224-225). 

Le “cordelle di pelle di capra”, secondo la tradizione, tengono stretti ai piedi i gambali di cuoio non conciato, in quanto solo nei grandi centri e le persone benestanti si possono concedere delle vere scarpe” (Capano III, p. 413). 

Nell'Inchiesta svolta dal medico Giovanni Pica a fine '800, quanto al consuumo della carne si preferisce in 114 comuni della Basilicata , compresa Vietri, la carne ovina (ivi, p. 417). Il 18 luglio 1921 la lista dei prezzi dei generi alimentari del comune prevede i seguenti prezzi, facendo un raffronto tra quelli in vigore e quelli scontati per legge : Castrato parte posteriore al Kg. L. 7,00 = L. 6,30“ ” anteriore idem .Magliato e montone: parte posteriore ed anteriore c. s. Capra comune L. 5,00 = L. 4,50. Pecora: parte posteriore e anteruore c. s. . Agnellone: parte posteriore e anteriore L. 6,00 = L. 5,40. Capretto intero o mezzo, con intestini o testa, parte posteriore o anteriore L. 7,00 = L. 6,30. Interiori senza intestini o testa di capretto ed agnello L. 3,50 = L. 3,15 (ivi, IV, pp. 231-232).

Nel 1904 la tassazione comunale sugli animali evidenzia soprattutto i cavalli ed i muli (£ 6,00), seguiti dai bovini, asini, maiali, pecore e, infine, dalle capre (£ 1,50): “queste ultime nel numero non maggiore di cinque anche quando 'nell'estete si uniscano e si aggreghino a mandrie'”; il che conferma l'importante ruolo della transumanza estiva, che già nel Settecento conduceva i pastori in area ionica, presso Bernalda e Pisticci dal feudo del Duca di Vietri in Abriola ... Altra direttrice per la transumanza vietrese può essere stata la pianura pugliese o quella ebolitana, ambedue interessate (anche) al reclutamento di mietitori” (Capano III, p. 163). Invece per le “capre di gregge” la tassa era di £ 0,75 a capo (ivi, p. 168). 

Nel 1925 “in corrispettivo dell'uso del pascolo i cittadini dovranno corrispondere al concessionario una tassa per ogni capo di bestiame a seconda la specie di esso nelle seguenti proporzioni: “... capre L. 3,00: capretti L. 1,50; pecore L. 1,00; agnelli L. 0,50” (Capano IV, p. 205); e dal primo Gennaio 1932 , a seguito della crisi dell'agricoltura, il podestà dr. Vincenzo Negrone delibera che per ogni capo “la tassa fida pascolo nei demani comunali sia ridotta del 50% e propriamente ... caprini da L. 8,00 a L. 4,00; pecorini da L. 4,00 a L. 2,00; capretti da L. 4,00 a L. 2,00 ; agnelli da L. 2,00 a L. 1,00 ...” (ivi, p. 206-207). 

Dai due censimenti del 1930 e del 1961 si evince, comunque, “un rapido declino degli allevamenti ovini e caperini” nella regione ( (Rossi Doria 1963, in Capano IV, p. 244). Nel regolamento d'igiene del 1931, volto a rimuovere antiche usanze che comportavano la coabitazione delle famiglie con gli animali e la carenze delle norme elementari di salubrità, , art.41, si prescrive che “le stalle avranno una capacità di almeno mc 30 per animali grossi, e di mc 15 per animali piccoli come pecore, capre e maiali” (Capano IV, p. 371).

Capano I = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Antichità e Alto Medioevo, I, Agropoli 1986. 
Capano II = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Età medievale e moderna, II, Agropoli 1989. 
Capano III = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Età contemporanea (1861-1914), III, Agropoli 1996. 
Capano IV = A. Capano, Vietri di Potenza e il suo territorio. Età contemporanea (1915-1950), IV, Agropoli 2001. 

Inoltre: 
E. Azimonti, Territori e società in Basilicata, 2°, Calice Editori – Rionero 1996. 
G. Pica, La Basilicata e le sue condizioni igieniche e sanitarie e altri scritti, Consiglio Regionale di Basilicata, Lavello 1992.

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